sabato 24 giugno 2017
 
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Standard, Licenze e Brevetti Stampa

Paper Session

Standard, Licenze e Brevetti

Aula AZZURRA

Sabato 17 Maggio - Orario 14.00-15.00



 

  • Simone Aliprandi
    Gli standard nel settore informatico: classificazioni e problematiche

 

  • Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi
    Brevettabilità del software: un pericolo sempre attuale. Prospettive europee di riforma ed efficacia della GPL v3
 
  • Filippo Moser e Francesca Valentini
    L’archivio istituzionale Unitn-eprints e l’Open Access movement 
 
 
 

Gli standard nel settore informatico: classificazioni e problematiche

Aliprandi, Simone, Progetto Copyleft-Italia.it, www.copyleft-italia.it, www.aliprandi.org

Abstract
Partiamo dal presupposto che nell'ambito dell'informatica (e dello sviluppo di tecnologie in generale) uno degli obbiettivi fondamentali da sostenere e perseguire è l'interoperabilità. Infatti parlare di software libero e di tecnologie aperte senza tenere in considerazione questo aspetto, restringe pericolosamente la visuale e rischia di rendere evanescenti molti dibattiti tecnico-scientifici in materia.
Esistono varie e interessanti definizioni del concetto di interoperabilità, tuttavia a titolo meramente introduttivo possiamo definirla come la predisposizione di un prodotto informatico o tecnologico a cooperare con altri prodotti senza particolari difficoltà, con affidabilità e con ottimizzazione delle risorse.
Da questa definizione si coglie quanto sia centrale l'esigenza di delineare dei paradigmi di riferimento per lo sviluppo di tecnologie. Fissare convenzionalmente dei modelli standard produce un vantaggio generalizzato per tutti i soggetti coinvolti nel mercato dell'Information and Communication Tecnology: per gli operatori attivi (aziende, sviluppatori, progettisti) in primo luogo, ma anche per gli utenti dei prodotti informatici nonché per i semplici osservatori e gli studiosi del settore.
Quello di standard è un concetto piuttosto intuitivo e intrinsecamente descrittivo. L'esempio più comune utilizzato per trasmettere l'importanza di questo argomento in sede divulgativa è quello della vite e del bullone: nel momento in cui esistono degli standard di riferimento relativi al diametro della vite e all'ampiezza della filettatura, non ci interessa molto il fatto di acquistare viti e bulloni di produttori diversi: esse riusciranno comunque a svolgere la loro funzione al meglio.
Tuttavia, per fornire una definizione testuale, secondo quanto si trova nell'apposita voce di Wikipedia, uno standard è una caratteristica predefinita, di una determinata categoria di oggetti o processi noti ed accettati o dati per scontati. Dunque uno standard può essere tale sia perché effettivamente è stato stabilito convenzionalmente secondo un vero e proprio processo di standardizzazione (“standard de jure”); oppure anche perché un prodotto e le relative caratteristiche sono diventate nella prassi un modello di riferimento a cui il mercato tende più o meno volontariamente ad uniformarsi (“standard de facto”).
Per gestire, monitorare e promuovere i processi di standardizzazione esistono appositi enti nazionali (come UNI e UNINFO per l'Italia) e internazionali (come ISO, ITU, IEC, W3C), la cui autorevolezza e credibilità sono direttamente proporzionali al numero di soggetti (pubblici e privati) che riescono a coinvolgere nelle loro attività di ricerca, sviluppo e normazione. Tuttavia sussiste un rischio: se il processo di definizione di uno standard non è fondato su regole chiare e condivise e non segue procedure che garantiscano la massima trasparenza e partecipazione dei soggetti interessati, possono verificarsi pericolose storture di questo meccanismo. Ci si riferisce all'ipotesi in cui l'accesso alle informazioni relative allo standard sia condizionato al versamento di diritti all'ente che lo ha formalizzato (nel caso di standard de iure) o all'azienda che l'ha diffuso sul mercato (nel caso di standard de facto).
Ecco che, sulla scia dei movimenti culturali ispirati ad un approccio “alternativo” allo sviluppo informatico (Free Software, Open Source, Open Access, Open Content), negli ultimi anni ha preso forma l'esigenza di dotarsi il più possibile di standard “aperti”, cioè di standard rigorosamente ispirati alla trasparenza nel processo di formalizzazione e alla massima libertà di accesso e di implementazione da parte di tutti i soggetti interessati.
L'affermazione del concetto di standard aperto è stata vista da più parti come una delle principali garanzie per il perseguimento di un'interoperabilità piena e reale, soprattutto nell'ambito dell'Unione Europea. E l'adozione di Open Standards (soprattutto in fatto di formati di file), invece, è stata acquisita anche in sede di legislazioni nazionali come una condizione irrinunciabile per una più equa e funzionale gestione dei servizi di e-government.

Parole Chiave: interoperabilità, standard, standardizzazione, standard aperti, OpenStandard, proprietà intellettuale,diritto,formati aperti, OpenFormat .


BREVETTABILITÀ DEL SOFTWARE: UN PERICOLO SEMPRE ATTUALE. PROSPETTIVE EUROPEA DI RIFORMA ED EFFICACIA DELLA GPLv3

Gallus, avv. Giovanni Battista, Circolo dei Giuristi Telematici, GULCh, via Cugia N. 35, 09129 Cagliari, IT
Micozzi, avv. Francesco Paolo, Circolo dei Giuristi Telematici, GULCh, via Dante 28, 09127 Cagliari, IT

Abstract
Di recente si è avuta la conferma che nel Vecchio Continente non è ancora sopita la questione sulla brevettabilità o meno del software. Si parla del “caso Symbian”, nel corso del quale è emersa la profonda dissonanza sull'approccio interpretativo dell'ufficio inglese sulla proprietà intellettuale (UKIPO) rispetto all'ufficio europeo sui brevetti (EPO) in relazione all'art. 52 della Convenzione Europea sui Brevetti.
Dall'altra parte dell'oceano, invece, il “caso Biliski” dona nuove energie reattive al movimento per il software libero, il quale, attraverso il suo nuovo organismo EndSoftwarePatents (ESP). L'ESP trova, nella recente sentenza della Corte d'Appello federale degli Stati Uniti (CAFC) relativa al caso Biliski un punto di forza attraverso il quale scardinare l'intera disciplina che consente la brevettabilità del software al pari di ogni altra invenzione suscettibile di applicazione industriale.
L'intervento si propone di analizzare la situazione attuale sui brevetti-software e le prospettive di sviluppo di tutela del software anche sotto il profilo della normativa sul diritto d'autore. Sarà, inoltre, prestata particolare attenzione al rapporto tra brevetti software e GPLv3.

Parole Chiave: Brevetti, GPLv3, ESP.


L’archivio istituzionale Unitn-eprints e l’Open Access movement

Filippo Moser, Direzione Sistemi Informativi, Servizi e Tecnologie Informatiche (UNITN)
Francesca Valentini, Sistema Bibliotecario di Ateneo, Progetto Casa editrice (UNITN)

Abstract

Il software libero EPrints, sviluppato dall’Università di Southampton nel 2000 e giunto oggi alla release 3.0, è un elemento di particolare rilevanza nel contesto del movimento internazionale per l’Open Access, espressione nell’ultimo decennio di alcune fra le pratiche scientificamente ed economicamente più rilevanti per l’archiviazione e la diffusione dei prodotti della ricerca accademica.
Prendendo le mosse dall’esperienza della repository disciplinare arXiv, nata in seno alla comunità internazionale dei fisici, l’Open Access ha saputo cogliere e valorizzare da un lato le nuove modalità di stesura, diffusione e “pubblicazione” dei risultati della ricerca scientifica, e dall’altro le potenzialità di citazione e analisi offerte dal web e dai nuovi motori di ricerca.
Una consistente letteratura documenta come l’archiviazione ad “accesso aperto” di un articolo ne massimizzi l’impatto citazionale, in anticipo - e in modo predittivo - rispetto all’Impact Factor che, a distanza di tempo, sarà associato alla rivista su cui l’articolo stesso sarà pubblicato.
Nel 2008 la rete internazionale delle repository disciplinari e istituzionali si dimostra consolidata e ampiamente diffusa; 249 organizzazioni mondiali hanno formato la Berlin Declaration a sostegno dell’Open Access (2003), sostenuta da 75 dei 77 atenei italiani tramite la Dichiarazione di Messina (2004). Dal 2005 la CRUI si interessa attivamente al’Open Access e ha creato, nell’ambito della Commissione Biblioteche, alcuni Gruppi di lavoro ai quali hanno preso parte anche rappresentanti dell’Università di Trento.
L’ ateneo trentino dispone di un archivio istituzionale (Unitn-eprints), attivo dal 2002, che attualmente raccoglie più tipologie di documenti (Technical Reports dipartimentali, tesi di dottorato, atti di convegno, articoli su rivista, ecc.) prodotti da 10 dei 14 dipartimenti che lo costituiscono oltreché da alcuni dei suoi centri di ricerca.
 

Ultimo aggiornamento ( giovedý 15 maggio 2008 )
 
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